Sala gremita per la presentazione del progetto “Ri-Scopriamoci!”, sviluppato dall’Associazione Irpinia 2000 Onlus nell’ambito dell’avviso pubblico “Educare Insieme” del Dipartimento per le politiche della famiglia – Presidenza del Consiglio dei ministri. L’appuntamento, nella Casa della Musica di Calitri, ha visto la partecipazione di tutti i territori interessati, dalla provincia di Foggia a quella di Avellino.
A introdurre i lavori il sindaco di Calitri, Michele Di Maio: “Abbiamo aderito con convinzione al progetto, anche perché come ente titolare di progetti SAI crediamo che la povertà contribuisca alla negazione dei diritti umani, che sia causa di esclusione sociale in tutto il mondo e di conseguenza come Amministrazione comunale abbiamo il dovere morale, e non solo, di collaborare per il benessere dei giovani, stranieri e del territorio con un dialogo proficuo per tutti. Questo – ha continuato il primo cittadino – è un progetto che mette al centro le storie drammatiche di chi è arrivato qui da lontano e che tende a combattere la xenofobia”.

E l’ultimo aspetto è uno degli obiettivi del progetto, un percorso in 19 classi di 4 istituti scolastici che è pensato per fornire strumenti utili partendo dalle bambine e dai bambini della scuola primaria e della secondaria di primo grado. Apprezzamento per il percorso è stato espresso dalla professoressa Roberta Strollo, tutor dell’Istituto comprensivo “Alberto Manzi” di Calitri. “E’ fondamentale la presenza in classe dei minori stranieri non accompagnati, che con le loro testimonianze hanno coinvolto i più piccoli. Fondamentale guardare il mondo con altri occhi”.
Da Michélle Farese, della direzione di Irpinia 2000 Onlus, un intervento sul percorso che ha dato origine a Ri-Scopriamoci!, partito proprio da Calitri. “E la potenza educativa del progetto – ha detto riprendendo le parole della docente – arriva proprio dalla partecipazione dei minori stranieri non accompagnati”. E non solo. “Fare integrazione non è un processo unilaterale, ma un’azione continua e costante di coinvolgimento delle comunità per arrivare a una rete educante che combatta l’esclusione sociale a tutti i livelli”.

Tutto questo è stato preceduto da un’attività di formazione per i facilitatori che portano avanti i laboratori nelle varie classi, ha sottolineato Farese.
E Pina Melillo, una delle formatrici ed esperta in progetti educativi e metodologie di apprendimento esperienziale, ha sottolineato “la grande responsabilità per chi lavora nelle scuole. In ogni caso sono emozionata e grata per l’opportunità, trasferita con ottimi risultati a chi sta vivendo questa esperienza”. La stessa emozione è stata trasferita in sala da Alessio D’Angola, uno dei facilitatori. E dalla sociologa Raffaella Monia Calia, Università “La Sapienza” di Roma, una relazione sull’importanza dell’arte della cittadinanza, sugli approcci alternativi all’accoglienza e all’integrazione.
Nel corso della presentazione, la video-dimostrazione di una lezione tipo. E un confronto informale con la comunità (docenti, genitori, rappresentanti di associazioni).